Biogas, chiave verso la grid parity sono gli effetti sull’ambiente

Un bilancio sulle prospettive del settore a metà del 1° periodo di incentivazione


biogas

Ametà del primo periodo di incentivazione (tariffa onnicomprensiva 0,28 €/kWh), dopo 7 anni dalle prime realizzazioni e ormai quasi traguardando il momento finale della scadenza (15 anni) è d’obbligo una riflessione: dove sta andando il biogas?

Nato in tempi assai vicini, ancora giovane ma non più smagliante, in meno di un decennio si trova ora a vivere in un contesto ben diverso; non ancora adulto, rischia di arrivare alla quiescenza senza avere mai raggiunto una vera maturità e senza avere accantonato, con saggia previdenza, una decorosa “pensione”.

La notizia, se così si può dire, potrebbe essere che nessuno se ne preoccupa, nessuno ne parla. Quali gli insegnamenti e quali le eredità?

Sarebbe facile e semplicistico associare la sua vita “effimera” ai cosiddetti “incentivi”, se così fosse troverebbero ragione i non pochi detrattori.

Ma soprattutto, a giudizio di chi scrive, sarebbe una generale sconfitta della collettività, che avrebbe sopportato un costo senza vederne un comune risultato, privata di una qualsiasi visione prospettica e di un respiro strategico; una collettività a cui sarebbe negato il diritto di contabilizzare e incassare il ritorno sociale dell’investimento.

Proviamo quindi a ripercorrere quest’ultimo decennio e farci qualche domanda sulla possibile evoluzione.

La nascita del biogas

Per comprendere la nascita del biogas occorre avere ben presente cosa “correva” in quei tempi (dal 2006 in avanti): allora, ad esempio, la capacità (deficitaria) di produrre energia elettrica – alternativa, autoctona e rinnovabile, in forma decentrata e diffusa – era un obiettivo considerato prioritario, riconosciuto in maniera condivisa.

Parallelamente, all’epoca, la congiuntura delle principali produzioni agricole, carne, latte e cereali in primis, era negativa, con prezzi che da tempo faticavano a coprire i costi e con la contabilizzazione di perdite che si susseguivano negli anni senza intravedere una precisa via di uscita. La sintesi di queste due cose ha portato alla genesi delle agroenergie e al loro ruolo di attività agricola “connessa”.

Come ogni settore nuovo, assolutamente normale mettere in conto qualche difetto di “gioventù” e un conseguente, generale margine di miglioramento.

Ad esempio, come per tutti gli incentivi, è fondamentale procedere a una tempestiva rimodulazione, aggiornata nel tempo: le condizioni iniziali, da supportare in avviamento, mutano e si ridimensionano man mano che aumenta lo sviluppo delle tecnologie.

Fuori discussione la “legalità” dell’incentivo, erogato a fronte di una ben precisa volontà formalizzata attraverso specifiche leggi dello Stato, c’è invece da domandarsi, con il senno di poi, quanto abbia veramente giovato al settore la proroga del regime incentivante “0,28 cent € kWh” di fatto applicata all’intero 2012, estesa successivamente ai primi mesi del 2013. Un affollamento di iniziative nella cui spesso affannosa realizzazione è forse venuta in parte meno una certa lucidità di visione nella scelta e nel perseguimento degli originari obiettivi…….

 

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