Barbatelle, ok Ue all’export ma solo se trattate a caldo

Il Comitato fitosanitario sposa ancora il principio di precauzione per la Xylella


barbatelle

Il Comitato fitosanitario dell’Ue ha sbloccato la movimentazione e la commercializzazione, quindi anche l’esportazione, del materiale vivaistico viticolo prodotto nel Salento, dopo però che sia stato sottoposto a termoterapia. È certamente una boccata d’ossigeno per il comparto vivaistico viticolo salentino, che fattura circa 20 milioni di euro all’anno e garantisce 70mila giornate lavorative, tanto da essere il secondo in Italia dopo quello friulano di Rauscedo, e rischiava di non poter commercializzare il materiale di propagazione, già sottoposto all’embargo di Francia, Marocco e Algeria, ma per i vivaisti viticoli salentini si tratta solo di una mezza vittoria.

La vite resta nella “lista nera”

«Contro le evidenze scientifiche dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, il quale ha accertato che la vite è immune al ceppo presente nel Salento del batterio Xylella fastidiosa, il Comitato fitosanitario ha continuato a far prevalere il principio di precauzione – dichiara Fernando Miggiano, presidente del Consorzio vivaisti viticoli pugliesi di Otranto (Le) – . La vite perciò rimane nella cosiddetta “lista nera”, cioè l’Allegato 1 della decisione Ue del 18 maggio 2015, che contiene “l’elenco delle piante notoriamente sensibili agli isolati europei e non europei dell’organismo specificato (“piante specificate”)”, cioè quelle infettabili da uno o più ceppi di X. fastidiosa e per tale motivo precauzionalmente considerate piante ospiti anche del ceppo pugliese del batterio».

Per poter commercializzare sia le barbatelle, cioè le giovanissime viti, già innestate e pronte per essere piantate, sia le piante selvatiche, ancora non innestate, i vivaisti viticoli dovranno sottoporle, una volta estirpate e ancora dormienti, a termoterapia, cioè a un trattamento con acqua calda a 45°C.

«Per realizzare la termoterapia non siamo impreparati, ma avremo comunque bisogno di qualche mese per andare a regime. Già da settembre il Consorzio, ipotizzando una soluzione come quella decisa dal Comitato fitosanitario Ue, si era posto il problema di individuare la macchina giusta e verificare lo sforzo finanziario da compiere. Fra una macchina che tratti 4-5mila pezzi all’ora e un’altra che ne tratti 40-50mila, il Consorzio, che produce ogni anno circa 13 milioni di barbatelle e piante non innestate, ha propeso per la seconda, che costa però parecchio di più, circa 150mila euro. Inoltre tale macchina sarà disponibile e operativa forse a fine dicembre, più sicuramente a gennaio. Purtroppo sconteremo qualche ritardo nell’arrivo sul mercato, ma dobbiamo guardare il bicchiere mezzo pieno!».

Il Consorzio non alzerà i prezzi

Malgrado l’aumento dei costi di produzione, assicura Miggiano, «il Consorzio si atterrà ai prezzi nazionali, cercando di non incrementarli. Punteremo comunque sulla maggiore sicurezza fitosanitaria e qualità complessiva del nostro materiale di propagazione, perché il trattamento termoterapico consente anche l’eliminazione di fitoplasmi, batteri, ecc. eventualmente presenti su esso. Sarà anche più facile esportare tale materiale verso i Paesi del Maghreb, i cui protocolli colturali prevedono l’assenza proprio di fitoplasmi, batteri e altri organismi potenzialmente dannosi».

Ma per il Consorzio il vero obiettivo è far togliere la vite dalla “lista nera” «poiché le evidenze scientifiche che il batterio Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRO, cioè il ceppo del Complesso del disseccamento rapido dell’olivo presente nel Salento, non è in grado di utilizzare la vite in alcuna fase del suo ciclo vitale».

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