Aumentano i consumi dei prodotti orticoli e ortofrutticoli

Crescita nella gdo. Buone prospettive con la valorizzazione dietetica e l’innovazione


globalGap

In quest’ultima parte dell’anno i dati economici del nostro Paese appaiono più confortanti delle previsioni. Il Prodotto interno lordo cresce dello 0,8% e potrebbe arrivare alla chiusura dei conti all’1%. Meno di altri Paesi, ma più delle previsioni che ancora si formulavano a metà annata. A questo risultato contribuisce in maniera determinante una ripresa dei consumi interni, particolarmente vivace nei mesi centrali dell’estate, e di quelli alimentari che crescono dell’1,4%. In questa crescita un posto di prima linea spetta a quelli ortofrutticoli e soprattutto a quelli orticoli. I dati delle vendite nella gdo fino a settembre 2015 mostrano un incremento in volume dell’1,3% e in valore di oltre il 10%. Pur tenendo conto degli effetti di un’estate calda e di un inizio d’autunno mite e prolungato, che certamente hanno influito sulla domanda e sull’evoluzione dei prezzi, il risultato è importante e induce a pensare che l’ultimo trimestre confermerà il buon andamento nel quadro di quello più generale dei consumi. Nella prospettiva del prossimo anno un’indicazione finalmente positiva. Sono in crescita nel 2015 in particolare la IV e V gamma, ma anche gli ortaggi più tradizionali come i pomodori, le patate, le insalate con interessanti evoluzioni, le zucchine, le cipolle, le carote, i peperoni e i cavoli. Anche per quelle produzioni i cui volumi si sono ridotti, la dinamica dei prezzi ha permesso comunque di determinare un incremento del valore delle vendite.

 

Il quadro d’insieme

L’obiettivo di tracciare un quadro d’insieme sintetico e, nello stesso tempo, sufficientemente rappresentativo del comparto non è facilmente conseguibile a causa della sua complessa composizione. Rientrano in esso numerosi prodotti con problemi colturali e di mercato molto diversi e collocati in contesti produttivi altrettanto differenziati. È comunque possibile individuare al suo interno alcune tendenze che accomunano le sue componenti e che consentono una chiave di lettura condivisa. Quello principale è rappresentato dal trend che unisce le ortive e l’intero gruppo dei seminativi muovendosi verso una tendenziale riduzione delle superfici determinata, da un lato, da un generale calo delle superfici coltivate e, dall’altro, dalla tendenza al ribasso dei prezzi agricoli avviatasi dopo l’ultima impennata del 2012 nel quadro della crisi economica. Sempre ad essa è imputabile anche la riduzione dei consumi, inclusi quelli alimentari, forse superata nel 2015, ma che nel 2014 era ancora evidente. Nel 2015 tutto ciò sembra in secondo piano grazie ad un’annata caratterizzata da un’estate calda e prolungata e da un autunno mite ed esteso in gran parte del paese sino a novembre.

 

La produzione

La dinamica produttiva del comparto, pur inserendosi in un trend di lungo periodo flettente, nel 2014 insieme al resto dei seminativi ha invece mostrato una certa ripresa (fig. 1). Se in genere ciò può essere attribuito all’incertezza del quadro delle scelte in agricoltura tuttavia, nel caso in cui trovasse conferma, sarebbe un’inversione di tendenza da valutare attentamente per le conseguenze sugli assetti complessivi della nostra agricoltura. D’altro canto esso potrebbe essere collegato alle conseguenze della crisi sui consumi e alle difficili problematiche del comparto zootecnico. La superficie a orticole rimane stabile e quindi non recupera i livelli del passato, ma conferma un andamento omogeneo con il totale dei seminativi trainato dai cereali, in particolare dal frumento.

La dinamica debole delle superfici si riflette anche su quella economica e si traduce in un valore della produzione delle orticole che in assoluto è stabile rispetto al 2013, ma in percentuale scende leggermente a causa della migliore dinamica di altre erbacee come i cereali (fig. 2 e 3). Non si rilevano particolari differenziazioni fra le principali colture che di fatto rimangono stabili rispetto all’anno precedente. Va ricordato, peraltro, che il 2013 rappresentava un anno primato nel periodo più recente. Le prime indicazioni per il 2015 sono a loro volta positive.

 

Le tendenze

L’assetto produttivo conferma la tendenza al rafforzamento del peso relativo ed assoluto delle principali colture. Le prime dieci superano la metà del valore della produzione totale (fig. 4) guadagnando tre decimi di punto rispetto al 2013. I pomodori si collocano al primo posto della graduatoria e confermano il loro peso del 13% del totale, al secondo le patate confermano il 9%, al terzo i carciofi salgono di un punto al 7%, seguiti da zucchine al 6%, cipolle e cavoli al 4% e poi carote, cavolfiori e peperoni circa al 3%, mentre le melanzane con il 2% chiudono la graduatoria. Il tasso di concentrazione delle prime 5 sale al 39% con un incremento di un punto rispetto al 2013. Le superfici e le produzioni, con l’eccezione del carciofo, confermano il quadro delineato dal loro valore colture e rispecchiano un assetto sostanzialmente stabile della loro distribuzione.

 

L’andamento economico

L’andamento dei prezzi di alcune delle colture più importanti conferma la difficoltà oggettiva di individuare dinamiche generali e condivise (fig. 6). Il fenomeno più evidente è la tipica stagionalità della domanda e dell’offerta che condiziona gli andamenti delle singole colture. Rispetto agli anni più recenti orientato in prevalenza al ribasso, il 2014 e la parte di 2015 i cui dati sono disponibili sembrano indicare un certo cambiamento di tendenza per due aspetti: l’ampiezza delle fluttuazioni sembra ridursi mentre migliorano salendo i minimi e i massimi. Per quanto riguarda le zucchine (fig. 7) e le carote (fig. 8) queste indicazioni si manifestano nell’ambito di due quadri diversi. Le zucchine dall’estate del 2014 alla primavera del 2015 presentano quotazioni più elevate degli anni precedenti, poi scendono al di sotto sino alla tarda estate del 2015 e infine da settembre/ottobre si riportano al di sopra. Le carote, invece, dopo un 2014 in cui i prezzi si sono mantenuti inferiori a quelli degli anni precedenti, a partire dal febbraio del 2015 presentano costantemente prezzi più elevati, pur allineandosi all’andamento delle campagne precedenti a causa della stagionalità.

Le prospettive

Il grado di incertezza è abbastanza elevato, ma non superiore a quello delle altre principali produzioni. Il contesto generale dei mercati delle materie prime agricole rimane dominato da prezzi bassi al pari delle altre commodity. Le conseguenze della crisi pesano sulla domanda in genere, mentre le quotazioni dei prodotti energetici sono inchiodate su livelli minimi. Il mercato italiano dei prodotti orticoli nel 2015 ha risentito positivamente di due fatti: una debole ripresa della domanda e una stagione propizia alla domanda per il suo andamento. La ripetibilità di queste condizioni nel prossimo anno, al di là della imprevedibilità dell’andamento climatico, è una incognita pesante, tuttavia il comparto può contare su un orientamento favorevole della tendenza dei consumi che andrebbe assecondato agendo sul piano dell’innovazione dei prodotti e della valorizzazione dietetica che è, in questa fase, un’importante occasione da non perdere.

 

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