Vino, Babele sostenibilità

    sostenibilità
    Simei mette a confronto le cantine più green

    Paese che vai sostenibilità che trovi, soprattutto in viticoltura. Gli Usa ad esempio puntano sulle energie rinnovabili. Fetzen vineyards, vincitrice del California green medal nel 2015 è infatti la prima ad aver raggiunto nel 1999 l’obiettivo del 100% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. «Impegni - spiega Allison Jordan direttrice esecutiva di Cswa (California sustainable winegrowing alliance)- efficaci solo se condivisi con il consumatore». Compito assolto da Cswa attraverso azioni di divulgazione, la certificazione da enti terzi delle aziende socie e la predisposizione di tool online per il calcolo dei gas serra emessi in cantina e vigneto. In Sudafrica, invece, è l’acqua l’elemento più determinante. «Spier wine estate - riporta Allison Bonnett, consulente internazionale - è una case history illuminante: ha ridotto la water footprint del vino (da 5,6 a 1,9 litri per bottiglia) attraverso bioreattori per la depurazione delle acque reflue e un esteso piano di abbattimento (e sostituzione) di essenze arboree ad alte esigenze idriche come gli eucalipti». Abbattimenti che avrebbero un sapore ben poco sostenibile nel nostro Paese. Giuseppe Tasca d’Almerita è il vicepresidente dell’omonimo gruppo vitivinicolo siciliano, pioniere di iniziative di sostenibilità come Sostain e Viva, che ha individuato 4 indicatori green in cui la tutela del paesaggio (e di vigneti competitivi sul territorio) svolge un ruolo determinante. «C’è una forte esigenza - commenta Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Ceev, la centrale europea degli imprenditori del vino - di un accordo comune sul significato di sostenibilità. L’Unione europea ha individuato 14 possibili impatti della produzione del vino, decisamente troppi: serve più chiarezza, anche riguardo all’effetto sulle risorse idriche, che non può essere lo stesso in zone diverse come ad esempio la Valpolicella rispetto alla Sicilia». Elementi che rendono sempre più plastico e “in divenire”il concetto di vino sostenibile. Il panel di esperti riuniti dal chairman Ettore Capri in occasione del Simei di Milano per il congresso internazionale “Sustainability as a tribute to wine quality” ha individuato nell’acqua e nella eticità gli elementi oggi più critici (in fig.). Secondo Bonnett la ricerca della sostenibilità riverbera il suo forte impatto anche sul gusto di consumatori che cercano stili più naturali, con meno estrazione e meno “legno”. Eppure le nuove tecnologie in mostra alla kermesse milanese puntano piuttosto sulla salvaguardia della complessità e tipicità aromatica, con l’ottimizzazione dei processi di filtrazione delle fecce, dell’imbottigliamento e sui controlli analitici. A conti fatti l’impatto tecnologico maggiore della sostenibilità si avverte invece nel vigneto, con la diffusione di tecniche di viticoltura di precisione, le uniche che consentono di produrre di più (e meglio) con meno input. «Il ricorso a mappe Ndvi a sensori infrarosso - spiega Marcello Lunelli a Enovitis business- ci consente in Toscana nella Tenuta Podernovo, in una zona con forti differenze pedologiche, di ridurre la variabilità e di interpretare al meglio l’annata, riducendo interventi e input». «E per un’azienda - aggiunge Luca Cavallaro di Tenute Ruffino - focalizzata su una sola varietà (Sangiovese) la viticoltura di precisione consente di ottimizzare il periodo di vendemmia, senza sovrapposizioni». Una riduzione di interventi e di passaggi che secondo Luigi Sartori ha effetti collaterali positivi anche sul minore compattamento del terreno.

     

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    Vino, Babele sostenibilità - Ultima modifica: 2015-11-16T16:20:18+01:00 da Sandra Osti

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