SPECIALE SOIA –

I risultati 2013 della sperimentazione Ersa Fvg. Bene soprattutto in Friuli, con produzioni vicino alle 6 t/ha

Rese elevate nonostante la stagione

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Estate 2011: caldo torrido. Estate 2012: siccità desertica. Primavera 2013: piogge continue. Il trend climatico degli ultimi tre anni non è certo stato dei più favorevoli per una coltura primaverile-estiva come la soia, ma se nel 2011 e nel 2012 a farne le spese sono state soprattutto le produzioni, nel 2013 tutto sommato non ci si può lamentare.

È vero che la primavera è stata umida e prolungata, determinando un forte ritardo nella preparazione del terreno e quindi nelle semine, ma nel complesso al momento della raccolta, anch’essa peraltro ritardata, di produzione ce n’era e rispetto ai due anni precedenti si è tornati su valori normali, se non addirittura elevati in alcune località. A supporto di questa tesi ci sono le consuete prove 2013 di confronto varietale coordinate dall’Ersa del Friuli Venezia Giulia, che hanno visto la stessa impostazione dello scorso anno, con le varietà suddivise nei due cicli, precoce e medio-tardivo (con tutti i rischi del caso, nel senso che alcune varietà si posizionano sul confine tra i due gruppi: a seconda dell’annata e della località possono “spostare il ciclo” ed essere “fuori gruppo”. Per questo i risultati vanno analizzati accuratamente). Dunque, sono state allestite le classiche parcelle da 6 file con interfila 45 cm e lunghe circa 8 metri, testando 27 varietà, di cui 10 precoci e 17 medio-tardive. Confermata anche la tecnica colturale.

Torniamo velocemente sul trend climatico del 2013. «Effettivamente la primavera è stata umida – conferma Marco Signor dell’Ersa – e ha costretto a ritardare la preparazione dei terreni, in alcuni casi fino alla fine di maggio, con possibilità di seminare solo all’inizio di giugno. Prendendo l’esempio di Palazzolo (Ud), a marzo e ad aprile si sono registrati rispettivamente 290 e 230 mm di pioggia. Successivamente si sono registrati lunghi periodi senza pioggia associati a temperature elevate e la raccolta è slittata ad autunno inoltrato. Pur essendo riusciti a raccogliere tutto, è ovvio che dove si è seminato a giugno, di fatto è stato come coltivare la soia in secondo raccolto». Come detto all’inizio, i risultati produttivi non sono mancati, in particolare nella località di Fiume Veneto (Pn), dove si sono registrate oltre 5,5 t/ha di media, con punte di quasi 6 t/ha. «Si tratta di una località fertile e irrigua – conferma Signor – dove si è riusciti a seminare al momento giusto. Se invece ci spostiamo a Palazzolo, la semina è stata effettuata a metà giugno e si sono ottenute produzioni medie decisamente inferiori (3 t/ha). Qualcosa di simile è successo anche in Veneto, dove a Ceregnano (Ro) le rese sono state di tutto rispetto (4,7 t/ha nei cicli tardivi), mentre a Mogliano (Tv) sono risultate piuttosto basse (2,2 t/ha), sia perché ad agosto non hanno potuto irrigare sia a seguito di qualche attacco di ragnetto rosso. Chiudendo con Emilia Romagna e Lombardia, le medie produttive sono state molto buone (oltre le 4,8 t/ha per le varietà tardive), perché nonostante il clima sfavorevole in alcune zone, non è stato necessario irrigare dato che è piovuto proprio nei momenti giusti. Per quanto riguarda le malattie, è stata un’annata tranquilla, a parte il fenomeno del ragnetto rosso a Mogliano: in casi simili il consiglio solito è sempre quello di fare rotazione».

Le varietà migliori

Come sempre ogni anno si arriva a stilare una sorta di classifica delle migliori varietà, soprattutto a livello di resa. «Quest’anno il primo gradino del podio nelle varietà tardive lo assegnerei a Buenos – commenta Signor -. Si tratta di una varietà ancora in fase di diffusione e la sua caratteristica principale è proprio la tardività. Segnalerei anche la PR92B63, perché come Buenos ha un ciclo davvero lungo, quindi si tratta di varietà adatte alle aree dove c’è la tradizione di seminare cicli pieni. E i cicli pieni sono quelli che consentono produzioni elevate, anche se allo stesso tempo possono creare difficoltà per l’epoca di raccolta man mano che ci si sposta verso ovest (Piemonte e parte della Lombardia), quindi la massima resa è strettamente legata alla zona di coltivazione».

A livello di singole varietà merita una spiegazione specifica il comportamento di due varietà nella prova di Palazzolo. «Hiroko e Mitsuko – commenta Signor – sono arrivate ultime perché in quel particolare ambiente si sono verificate le condizioni più sfavorevoli (terreni umidi e preparati tardi) che hanno compromesso le nascite e la fittezza ideale. Probabilmente, però, ha influito anche la scarsa qualità del seme. Con le raccolte del seme da riproduzione del 2012, infatti, molte ditte sementiere hanno avuto difficoltà a procurare le quantità di seme richieste e questo ha determinato l’importazione di lotti con un’energia germinativa scarsa. Questa è l’occasione per ricordare che occorre molta attenzione nella produzione e nella commercializzazione del seme di soia, per cui se non si vogliono correre rischi di scarsa germinabilità, bisogna muoversi per tempo e chiedere seme certificato. Detto questo, abbiamo deciso di non inserire la prova di Palazzolo nella tabella delle medie, proprio per i motivi di cui sopra e per l’elevato coefficiente di variabilità dei risultati».

A proposito di difficoltà di reperimento del seme, quest’anno non dovrebbero esserci problemi, dato che le ditte sementiere si sono organizzate. Rimane però l’incognita delle semine di mais, nel senso che se dovessero calare le semine di mais (cosa peraltro verosimile), ci potrebbe essere un “exploit” della soia.

Chiudiamo con la destinazione foraggera e il contenuto proteico. «Come Ersa abbiamo effettuato prove specifiche e abbiamo in corso analisi per produrre fieno silo o comunque soia a uso foraggero. È vero che non si tratta di una novità, ma forse ancora non c’è stato sufficiente passaparola fra gli allevatori. Quanto alle proteine, sappiamo che la soia è la coltura per eccellenza e il lavoro sul piano genetico è interessante, per cui a livello di iscrizioni a registro ci sono diverse varietà con contenuto proteico elevato. In ogni caso occorre che al contenuto proteico si accompagni sempre una buona resa, perché nessuna varietà, pur avendo queste qualità, avrebbe spazio in un mercato che per ora paga solo il quintale».

 

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