FLOROVIVAISMO –

Fotovoltaico e invaso di recupero dell’acqua piovana. Così si risparmiano energia elettrica e risorse idriche. L’esperienza dell’aziendaMasiero (Pd) che produce e vende direttamente

Floricoltura d’avanguardia a basso impatto ambientale

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«Le donne in agricoltura devono avere più visibilità, devono vivere l’azienda in prima persona, metterci la faccia, uscire dal solo contesto familiare, dove ancora oggi, per cultura o per tradizione, la maggioranza è relegata».

Comincia così l’intervista a Michela Masiero, titolare dell’omonima azienda floricola di Due Carrare in provincia di Padova, che riafferma il nuovo ruolo della donna in agricoltura. Un ruolo che svolge senza tentennamenti. La si vede subito: tosta, volitiva, senza paura di rischiare per raggiungere l’obiettivo. Quello di un’agricoltura pulita in grado di arrivare a un prodotto di qualità con un livello di servizio altrettanto elevato.

Michela Masiero nasce da una famiglia contadina residente da più di un secolo nel territorio. Il papà gestiva una tipica azienda in parte estensivo-zootecnica, ma che dalle coltivazioni orticole otteneva maggiori soddisfazioni.

«Fin da ragazza ho sentito la passione per l’agricoltura – prosegue la Masiero – e, anche se in quel periodo (eravamo negli anni ’80) il settore veniva snobbato, ho voluto frequentare l’Istituto agrario, per cercare di conoscere maggiormente le innovazioni del settore; ho iniziato anche l’Università, ma un lavoro in campo commerciale agricolo (esperienza comunque molto utile) ha dirottato i miei interessi».

Fornire da subito un servizio completo

Il matrimonio e l’arrivo del primo figlio ha modificato lo scenario. «In effetti – continua – ho compreso appieno le difficoltà delle donne lavoratrici e madri, prima su tutte l’emarginazione. Per farla breve: sono stata a casa tre anni. Non è stato tuttavia tempo perso: in questo periodo ho infatti deciso di mettermi in proprio e di investire nello sviluppo di un progetto nel settore floricolo, comparto che pensavo potesse avere buone prospettive di sviluppo. Ho chiesto a mio padre un pezzo di terreno, ma la sua ritrosia era notevole e ho faticato non poco prima di convincerlo a fare partire la mia prima serra: piccolissima, 500 metri, di sole piante grasse. Era il 1993».

Lo sviluppo aziendale non si è fermato. «Volevo un’azienda in grado di fornire un servizio completo: per questo le piante venivano subito trasformate in composizioni. Il lavoro veniva svolto da me e da 4 dipendenti, tutte donne. Il prodotto veniva conferito per il 70% alla Coop. Euganea Floricoltori, azienda che commercializzava a livello nazionale. Dalla cooperativa, ora fallita, sono uscita nel 2005, quando con altre 6 aziende abbiamo costituito una srl commerciale. Ma sono uscita anche da quella realtà, perché i floricoltori veneti, pionieri nel settore floricolo, sono invece ancora chiusi e poco collaborativi. Sembra quasi non riescano a cogliere il bene comune».

Tre anni fa, insieme al marito Isaia Corazza, che lavora in azienda e condivide le strategie d’impresa, si è deciso di dare il via alla vendiata diretta. In due anni l’azienda è stata ristrutturata e si è ampliata la scelta delle piante, tutte rigorosamente stagionali: oltre a quelle grasse, sono presenti venti tipologie di piante primaverili e dieci autunnali.

«La crisi – rimarca la Masiero – si fa sentire, ma la clientela continua a premiare il nostro impegno: per il servizio che diamo e per la creatività, caratteristica che oggettivamente nelle donne è più accentuata. Le mie collaboratrici sono motivate e appassionate; e non potrebbe essere diversamente: senza queste doti la mia azienda non esisterebbe».

Con il fotovoltaico autonomia energetica

Uno dei tanti motivi che hanno spinto l’imprenditrice a rivedere il processo aziendale è stato la necessità di ridurre le spese di produzione, soprattutto quelle relative ad acqua ed energia. «La qualità dell’acqua è molto importante per le piante, ma il territorio dove operiamo è molto industrializzato, con il conseguente inquinamento che ne deriva. Abbiamo pertanto dotato l’azienda di un invaso per il recupero dell’acqua piovana. Per l’energia abbiamo fatto la scelta del fotovoltaico, che da noi ha un impatto ambientale limitatissimo, perché l’abbiamo posizionato su una parte di ombrai.

L’energia elettrica prodotta va tutta in rete: noi la usiamo per le necessità aziendali, compresa quelle termiche: attraverso la trasformazione con pompe di calore la utilizziamo per il riscaldamento dei bancali della serra di produzione.

L’ampliamento dell’azienda è costato 360mila €, comprensivi dell’impianto fotovoltaico: 165mila €, esclusa l’Iva. Sono riuscita – racconta Michela – ad avere il contributo del Psr 2010 e per il rimanente ho bussato alle porte delle banche, cozzando contro la loro miopia: valutano il cliente solo in base al bilancio aziendale, credono poco all’imprenditoria e non valutano adeguatamente i progetti che vengono loro proposti. Pensano che la ricchezza sia l’esistente, non nell’investimento che crea futuro».

Ora l’azienda è composta da un ombraio di mille mq; ad esso ne è stato aggiunto un altro nuovo di 800 mq, sopra a cui poggiano i pannelli fotovoltaici, oltre due serre di 1.200 mq e di 1.400 mq.

Michela Masiero è associata alla Cia, collabora attivamente con l’Associazione Donne in campo, una realtà molto importante per il supporto che dà alle iscritte, ed è membra del comitato Donne Imprenditrici della Camera di commercio patavina.

All’inizio di quest’anno ha ricevuto il “Premio Nuova Energia 2011”, promosso e organizzato dalla Camera di commercio di Padova in collaborazione con il dipartimento d’Ingegneria elettrica dell’Università di Padova, il Parco scientifico e tecnologico Galileo, Comune e Provincia di Padova. «Non me l’aspettavo – conclude Michela – e per questo mi ha fatto ancora più piacere: mi sono affermata nella categoria dell’Impresa Rinnovata, proprio grazie al progetto dell’impianto fotovoltaico».


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