Antonio Patuelli: «Credito e agricoltura, rapporto da consolidare»

Parla il presidente dell’Associazione bancaria italiana


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Luigi Luzzatti, grande economista e statista, scrisse che «gli agricoltori in Italia, come dappertutto, sono lenti nei rimborsi ma fedeli al pari della terra»; e aggiunse che «di tutte le forme di credito, l’agrario è quello che più si avvicina alla creazione della ricchezza».

Da allora molte cose sono cambiate.

Dopo la ricerca di vie nuove e di sperimentazioni che hanno caratterizzato il Novecento, iniziò la liberalizzazione graduale del credito agrario la cui svolta è venuta con il Testo Unico bancario del 1993 che abolì gran parte delle specializzazioni e gli stessi istituti di credito agrario, trasformandoli in credito all’agricoltura, quasi esclusivamente di diritto ordinario. Da questa “rivoluzione” nasce la spinta al mercato e alla concorrenza.

 

Il rapporto tra impresa agricola e banche è in piena evoluzione.

Facendo un bilancio dei finanziamenti bancari all’agricoltura, in vigenza della vecchia legge bancaria, essi crebbero dai 4 milioni di euro del 1981 ai 20 dei primi anni Novanta.

Marginale è divenuto l’ammontare del credito agevolato all’agricoltura sceso nel 2009 sotto il miliardo di euro e ora a poco più di 400 milioni. Nonostante la despecializzazione, le banche hanno sviluppato il credito agrario come settore imprenditoriale, valutandolo senza privilegi o discriminazioni.

 

Oggi possiamo constatare da parte delle banche un rinnovato interesse verso il comparto agricolo, con nuovi settori dedicati, lo sviluppo di prodotti specifici e di un’accurata valutazione del rischio.

Nonostante le tendenze di rischiosità siano spesso meno alte in agricoltura che nel complesso dell’economia, il rapporto banca – impresa agricola incontra difficoltà quando vi sono carenze informative sui dati contabili, dovute in molti casi a una sovrapposizione e confusione tra patrimonio personale e aziendale e alla dimensione media delle imprese, ancora molto piccola in Italia.

Più le aziende agricole vedranno crescere cultura e strutture di gestione imprenditoriali, più sarà possibile la crescita di una trasparente collaborazione fra banche e imprese agricole.

 

Molte sono le iniziative mosse dalla collaborazione tra l’ABI e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per utilizzare le risorse finanziarie e sfruttare al meglio quelle messe a disposizioni dall’Europa.

Le risorse assegnate all’Italia per la politica di sviluppo rurale per il periodo 2014–2020 ammontano a 9,2 miliardi di euro, il 10,8% del bilancio complessivo (84,9 miliardi di euro).

Ad esse va aggiunto il cofinanziamento regionale, definendo un pacchetto di agevolazioni che si aggirerà intorno ai 18 miliardi di euro.

È un’opportunità per il settore primario che deve essere colta.

Le imprese dovranno definire progetti sostenibili dal punto di vista finanziario, avviare seri programmi di investimento per avere supporto da parte del settore bancario.

 

In questo contesto si inserisce l’Accordo tra ABI e Ministero per fornire alle imprese le risorse finanziarie per la realizzazione dell’investimento agevolato a fronte dell’impegno dell’impresa di utilizzare il contributo pubblico, una volta erogato, a parziale decurtazione del finanziamento.

La nuova programmazione dei fondi strutturali punta sugli strumenti finanziari innovativi maggiormente coerenti con il corretto sviluppo del mercato: fondi di garanzia, rotativi di finanziamento e per l’acquisizione di capitale di rischio per le imprese.

di Antonio Patuelli

Presidente di Abi – Associazione Bancaria Italiana

abi@abi.it


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