Andrea Olivero: «Legge sul caporalato, enorme passo avanti»

Ora puntiamo ad una grande alleanza del mondo agricolo per estirpare definitivamente il fenomeno


caporalato

È finito il tempo della vergogna, della schiavitù sui campi, dello sfruttamento della manodopera.

Lo scrivo senza mezzi termini: la legge sul caporalato, approvata in via definitiva dalla Camera (senza nessun voto contrario), è un enorme passo avanti ma anche un punto di partenza che tutti insieme – imprese, società civile, politica e istituzioni – dobbiamo saper cogliere.

 

Non c’è sviluppo né rispetto dei diritti umani senza etica. E l’etica deve riguardare tutti i momenti della produzione.

Lo dico da viceministro alle Politiche Agricole (ed è per questo che ho seguito con particolare cura il provvedimento). Ma lo sostengo anche da ex presidente delle Acli, da persona cioè da tempo impegnata nella tutela del lavoro, attenta alla legalità e sensibile alla crescita economica di tutti i territori: l’emersione del lavoro nero e sommerso attraverso strumenti legislativi di contrasto allo sfruttamento della manodopera non solo ostacola in maniera netta e decisa la cosiddetta mafia dei campi, ma agevola anche la crescita delle aziende sane e dei territori che le ospitano.

È un passo fondamentale per la tutela dei lavoratori che fino a oggi non hanno avuto voce (si stima siano circa 500mila le persone italiane e straniere che lavorano in condizioni irregolari).

Lo Stato rafforza i suoi strumenti di lotta, a partire da una più semplice applicabilità del reato di caporalato.

 

Il punto di forza è l’introduzione di sanzioni amministrative e penali su tutti i soggetti della filiera (caporali e imprese) che possono alimentare la pratica dell’illegalità.

D’ora in poi saranno sanzionabili, anche con la confisca dei beni, non solo gli intermediari illegali ma anche i datori di lavoro consapevoli dell’origine dello sfruttamento.

Ci sarà anche un aiuto concreto alle vittime del caporalato, con l’estensione delle provvidenze del fondo anti-tratta.

 

Colpire senza indugio il patrimonio di chi sfrutta i lavoratori in agricoltura può essere un’arma in più, come è stata contro i mafiosi, e ora l’avremo a disposizione.

Un passaggio che credo decisivo e che non a caso ha suscitato plauso bipartisan: «un vero traguardo di civiltà» dice la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan; «finalmente una legge buona e giusta», sostiene la sua collega della Cgil, Susanna Camusso; di «passo determinante» parla anche il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo.

È importante la condivisione di questa norma perché ci può condurre al prossimo passo in avanti: una legge appoggiata dalla società e dai consumatori che con il sostegno e del mondo produttivo darà risultati maggiori e più incisivi.

 

Ed è per questo che dobbiamo puntare, infatti, alla costruzione di una grande alleanza del comparto agricolo, nella quale possano essere protagonisti tutti gli imprenditori, le associazioni di rappresentanza e il mondo del lavoro.

In questo senso la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, che abbiamo fortemente potenziato,  sarà uno strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura, con particolare beneficio per quei territori che abbiamo convenuto essere maggiormente a rischio.

Per estirpare il caporalato, occorre una azione politica e culturale in grado di sostenere il comparto nella legalità e nella trasparenza.

Questa legge ci fornisce gli strumenti, adesso ognuno dovrà assumersi le sue responsabilità.

 

di Andrea Olivero

viceministro Politiche Agricole Alimentari e Forestali

 www.terraevita.it@AndreaOlivero


Pubblica un commento