Allarme ragnetto rosso, un ritorno sgradito

In aumento le infestazioni di acari su pero. Indiziato numero uno: Tetranychus urticae


ragnetto rosso

Gli acari sono fitomizi ubiquitari che possono attaccare numerose colture. Le varie specie sono ben conosciute dai produttori agricoli che devono preoccuparsi di controllarne lo sviluppo. Appartengono alla classe degli aracnidi dove sono riuniti sia organismi dannosi sia predatori degli stessi.

Per il pero la specie dannosa per eccellenza è sempre stata il Panonychus ulmi (ragnetto rosso dei fruttiferi), ampiamente infeudata sia su pero che su melo e per questo tenuta come riferimento anche nei disciplinari di produzione integrata.

La sua attività alimentare a carico delle cellule delle foglie provoca una riduzione della capacità fotosintetici con sintomi come ingiallimenti, bronzature e altre colorazioni anomale di facile identificazione.

In passato gli acari hanno rappresentato un grave problema soprattutto nei frutteti dove erano state indebolite le popolazioni dei limitatori naturali. Le conseguenti imponenti proliferazioni causavano gravi ripercussioni sul rendimento delle piante. L’avvento e la diffusione di tecniche e strategie più razionali hanno poi concorso a ridurne la presenza a livelli di non pericolosità, rappresentando uno dei principali e più spettacolari successi dei progetti di produzione integrata.

 

Brusone, un legame dibattuto

Un caso particolare è rappresentato da alcune varietà di pero molto suscettibili al cosiddetto “brusone”, dove il ragnetto rosso, con la sua azione alimentare a carico delle cellule del parenchima fogliare, può rappresentare una delle possibili cause scatenanti di questa importante fisiopatia che determina un rapido disseccamento delle foglie in piena estate. Il dibattito in merito è sempre stato aperto. Il dibattito è tra chi sostiene che il ragnetto rappresenti la causa scatenante da controllare con opportuni interventi acaricidi e chi punta l’indice sul mantenimento di un opportuno equilibrio tra ambiente e pianta per evitare l’insorgere del fenomeno. Di fatto gli interventi acaricidi sono sempre stati effettuati su varietà come Conference (la più sensibile) salvo poi andare spesso incontro ad insuccessi (in alcuni casi la fisiopatia si è manifestata ugualmente).

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*Centro Agricoltura e Ambiente “G. Nicoli” 

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