Allarme nottue in pianura

Dal campo - Il ritorno di Spodoptera exigua è la novità innescata da caldo e siccità


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Insetti come prede, ma soprattutto predatori. Mentre fioriscono, tra Expo e dintorni, le manifestazioni in cui ci si interroga sulla possibilità di allevarli (e mangiarli), questi continuano a insidiare (e mangiare) senza sosta le nostre derrate. Nel corso dell’estate, in particolare, si è levato forte l’allarme “nottue”. Un termine generico che accomuna molte specie di lepidotteri che danneggiano le colture agrarie. Più precisamente si tratta di una famiglia cosmopolita comprendente quasi 12mila specie, una delle più numerose dell’ordine ma, sovente, gli agricoltori inseriscono in questa categoria anche specie abbastanza diverse. Le larve di nottuidi che si trovano in campo possono avere livree diverse e habitus differenti ma generalmente si nutrono principalmente dell’apparato fogliare risparmiando nervature e picciolo. Popolazioni particolarmente numerose possono determinare la completa defogliazione di ampie aree della coltivazione. Durante le ore più calde di norma le larve rimangono al riparo nei primi strati del terreno, nel colletto o in zone fogliari particolarmente riparate.

 Erbacee nel mirino

Le particolari condizioni climatiche di questa estate hanno favorito le infestazioni di nottue che sono comparse numerose su diverse colture in diversi areali produttivi. In particolare si sono registrate forti presenze di Helicoverpa armigera su pomodoro e mais, di Mamestra brassicae su bietola e mais e di Vanessa cardui su soia. Ma la vera novità dell’estate è stato il ritorno in forze di Spodoptera exigua su molto colture erbacee della pianura padana. S.exigua è una nottua polifaga di origine subtropicale ormai ampiamente diffusa in Europa, Asia, America meridionale e centrale. In Italia è presente in tutte le regioni della pianura fino a 800 metri di altitudine anche se, nell’Italia settentrionale, sono molto rare le segnalazioni di danno. Soltanto nel 2003, annata caratterizzata da un andamento climatico particolarmente caldo e secco, la specie era comparsa con popolazioni molto elevate danneggiando durante il periodo estivo molto colture. Da allora la nottua era tornata nelle retrovie della difesa fitosanitaria da cui è improvvisamente riemersa nel corso di questa torrida estate.

Difficoltà di riconoscimento

In molto casi l’infestazione non è stata immediatamente riconosciuta in quanto le larve di questa specie assumono un aspetto fortemente differenziato, in base allo specifico contesto e al tipo di alimentazione. Dal momento della sua comparsa in campo i danni hanno interessato molte colture: dalla barbabietola alla cipolla, dalla patata all’erba medica fino alle erbe spontanee circostanti. Nella cipolla le larve hanno perforato la parte distale delle foglie penetrandovi all’interno. Poi, rimanendo protette all’interno dell’epidermide fogliare, hanno continuato a nutrirsi arrivando fino al bulbo, danneggiandolo. Sulla bietola è stata prima defogliata la parte aerea, poi le larve sono passate ai fittoni bucherellandoli e favorendo fenomeni di marcescenza. Anche su patata questa nottua può essere pericolosa perché, quando la parte aerea va in senescenza, le larve scendono fino ad attaccare i tuberi. Su erba medica e su soia il danno è stato una generale compromissione dell’apparato aereo.

 Migranti feconde

S.exigua sverna in genere come crisalide nel terreno. Gli adulti iniziano i voli in maggio-giugno e possono provenire da zone più calde tramite voli migratori. Dopo lo sfarfallamento, il periodo di deposizione delle uova può variare da 2 a 7 giorni mentre, normalmente, la durata di vita degli adulti è di 9-10 giorni. Il ciclo biologico, in genere, si compie in 30 giorni, che si possono ridurre a 24 in presenza di condizioni climatiche particolarmente favorevoli. In Italia, generalmente, si registrano 3 generazioni all’anno, in quanto le condizioni propizie per lo sviluppo si registrano solo nella fase estiva. Tuttavia, in presenza di condizioni ambientali favorevoli, non si possono escludere ulteriori cicli. Ad aumentarne la pericolosità è anche l’elevata fecondità. Ogni femmina, infatti, depone fino a 1700 uova, in gruppi di 50-150 in placche irregolari deposte sulla pagina inferiore delle foglie. L’insetto ricopre le uova con i peli del proprio addome, per cui se si osservano dall’alto si presentano cupoliformi, di colore dal verde al bianco e ricoperte da uno strato peloso. Nei climi caldi queste uova si schiudono nel giro di 2-3 giorni e le larvettine, almeno per le prime due età, conducono vita gregaria. In estate impiegano circa 15 giorni per giungere a maturità (periodo che si raddoppia con le temperature di maggio), poi si interrano a qualche centimetro di profondità formando un bozzolo in cui, nel giro di un paio di giorni si incrisalidano. La velocità di sviluppo è, naturalmente, influenzata dalle temperature: se sono molto elevate come quelle che si sono verificate nel corso di quest’anno, la durata dei vari stadi si riduce, favorendo pertanto l’accavallarsi delle generazioni. Gli adulti hanno tendenze migratorie e perciò la specie tende a sparire d’inverno in aree a clima invernale rigido anche dopo presenze estive molto abbondanti. Leggi l’articolo completo di tabella e box informativo su Terra e Vita 33-34/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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