Alberto Palliotti: «Produzione e mercato, sintonia da ritrovare»

Ci vuole più attenzione ai nuovi consumatori “digitali” ed è ora di aprire una riflessione riguardo ad alcune scelte tecniche e soprattutto imposizioni legislative non più rispondenti alle esigenze dei nuovi mercati


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«Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici». Il commediografo greco Aristofane, a cui è attribuita questa massima, accordava al vino la capacità di potenziare l’economia, la giustizia, la felicità e l’amicizia dell’uomo.

C’è da chiedersi se l’aforisma continui ad essere valido oggi, in un periodo storico in cui il vino  è al centro di una crescente diversificazione. Sia nelle scelte produttive che nelle strategie commerciali.

 

Il gusto dei consumatori infatti cambia, sia nei mercati emergenti sia in quelli tradizionali, manifesta una predilezione verso vini più lineari, meno alcolici e strutturati. Una sorta di ritorno al passato. Alcuni esempi: 1) alto gradimento per il light style (es. Mosel Riesling, Vinho Verde) o per vini da vitigni con limitato contenuto in fenoli (Grenache, Gamay, Pinot nero, ecc.); 2) nuove rotte verso mercati inediti, importanti per crescita economica, età e densità di una popolazione che predilige vini leggeri, profumati e colorati (Prosecco leggermente abboccato in Estremo Oriente, Lambrusco in Messico, ecc.); 3) crescita di rosati e rossi leggeri ottenuti da vitigni di largo impiego (Sangiovese, Montepulciano, Ciliegiolo, Dolcetto, Teroldego, ecc.).

 

Sul fronte produttivo si sta vivendo un periodo di elevata innovatività tecnica. In questo ambito il settore vite-vino è sempre stato vivace, ma ora si registra una forte evoluzione, anche sotto la spinta del mutamento climatico: le imprese sono sempre più recettive verso le nuove tecniche e tecnologie e l’industria di settore è divenuta particolarmente propositiva. Tuttavia, la parte commerciale non sembra altrettanto reattiva: una maggiore attenzione, ad esempio, meriterebbe il fenomeno dei cosiddetti Millennials, persone nate tra il 1980 ed il 2000 (generazione Y) molto attive sul web. 11 milioni di potenziali clienti in Italia (80 milioni in Usa) con un’elevata propensione all’acquisto via Internet anche di cibo e vino. Il tutto nell’attesa del raggiungimento della maggiore età della generazione Z, nata dopo il 2000 e iperconnessa h24. Con molta probabilità la capacità commerciale di quest’ultima leva di nativi digitali supererà, e di molto, quella precedente e deciderà le sorti dell’ e-commerce (e anche del commercio tradizionale), grazie alla possibilità di raggiungere beni, informazioni e servizi in maniera molto più semplice e diretta (magari via App).  Far finta che tutto ciò non esista non è saggio; si tratta di organizzarsi per definire le migliori risposte.

 

Converrebbe perciò aprire una riflessione riguardo ad alcune scelte tecniche e soprattutto imposizioni legislative non più rispondenti alle esigenze dei nuovi mercati. Tra queste: 1) rivisitazione dei disciplinari di produzione, al pari di quanto fatto di recente nella Doc Prosecco, al fine di aumentare le rese produttive ammesse, soprattutto in areali che hanno una forte propensione a coniugare quantità e qualità, ad esempio i tendoni in Abruzzo, Molise e Puglia con vitigni a bacca bianca piuttosto produttivi (Trebbiani, Montonico, Bombino, Passerina, ecc.); 2) per i vitigni bianchi e nelle situazioni ove si producono rosati e/o rossi leggeri di pronta beva aumentare la resa in vino, portandola ad esempio dal 70% all’80%; 3) disgiungere il concetto di forzatura da quello dell’irrigazione, ovvero eliminarne il divieto ancora oggi esistente in molti disciplinari di produzione.

Rivisitazioni che potrebbero contribuire a soddisfare la richiesta di maggiore semplicità senza costi aggiuntivi e con certezza nei risultati. Del resto, che ci piaccia o no, oggi cibo e vino si vendono più per quello che non c’è, che per quello che c’è (meno alcol, meno solfiti, meno allergeni, ecc); anche questo merita attenzione.

 

di Alberto Palliotti

Università degli Studi di Perugia

 www.terraevita.it@albertopalliot5


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