Al via la campagna cereali. Occhio ai prezzi

Il punto di Stefano Serra sugli scenari possibili in Italia e nel mondo. Gli stock sono ancora elevati, ma il contesto sta mutando rapidamente a causa del clima secco in Europa che potrebbe portare ad un sensibile calo delle produzioni


cereali

Rievochiamo brevemente cosa è successo nell’annata agraria appena terminata. La produzione 2016-17 di grano, la migliore degli ultimi 3 anni, è stata ancora una volta superiore ai consumi per un consolidamento degli stock mondiali di fine campagna sui 220 milioni di t (pari al 30% dei consumi stimati per il 2017-18); per il duro si è assistito alla seconda e consecutiva annata produttiva da oltre 39 milioni t a fronte di consumi medi sui 38,5 per un incremento degli stock a riporto del 47% dai 7,4 del giugno 2015 ai 10,9 milioni t del giugno 2017; valore quest’ultimo pari al 27% dei consumi stimati per il 2017/18.

Russia, Ucraina e Kazakhstan, tre delle origini più rilevanti per comprendere la tendenza sulle piazze europee, hanno prodotto nel 2016 il 16% del raccolto mondiale (era il 13% nel 2014) di grano tenero, di fatto incrementando il loro volume esportabile e, quindi, anche la concorrenza commerciale su destinazioni storiche per l’Europa come Egitto e Turchia.

Per il grano duro il 2016 è stata un’annata più variegata con da un lato una produzione mondiale che ha sfiorato il record di 40 milioni/t e dall’altro seri problemi qualitativi in Europa (Francia) e Canada; il 2017 inizierà con ampi stock iniziali con qualità merceologica e sanitaria auspicabilmente da “correggere” con il nuovo raccolto.

Alla luce dello scenario appena descritto, le possibili turbative sul breve termine restano vincolate al clima in Usa, Europa e Mar Nero (con evidenti riflessi su produzioni e qualità dei raccolti) e alle politiche commerciali sia dei paesi esportatori – Russia, Usa, Canada e Argentina – che dei paesi importatori – Egitto, Turchia e Cina – con l’Europa e l’Italia in una situazione manzoniana di vasi di coccio tra tanti vasi di ferro, inclusi quelli esogeni ma forse più pericolosi di una carestia: il prezzo del petrolio e il cambio euro/dollaro.

Il panorama mondiale pre-campagna

Nel mondo la produzione di grano sarà fortemente influenzata sia dal generalizzato calo delle superfici seminate che dal ritorno a rese per ettaro “medie” con rilevanti riduzioni dei raccolti in Nord America (-20%), Australia (-27%) e nella regione del Mar Nero (-10%); l’Europa invariata nel suo complesso e l’India che attende un incremento produttivo (del 12%) dopo due annate nefaste, sono le sole note positive. Tuttavia, se la produzione mondiale si attesterà sui 736 milioni/t (-2,5%) a fronte di un consumo di 738 (invariato), a livello del “Supply-Demand”, nulla farebbe ipotizzare “statisticamente” a cambiamenti di rilievo rispetto a quanto stiamo commercialmente vivendo oggi.

Ma, come pocanzi accennato, tutti gli occhi sono puntati sul clima in Usa ed Europa ove le alte temperature e la scarsità di precipitazioni potrebbero risvegliare speculazioni e significativi differenziali di prezzo per singoli livelli qualitativi all’interno di un contesto di mercato ancora rassicurante dal punto di vista della disponibilità in volume di grano, sia esso tenero o duro.

Distinguendo le prospettive a breve per le due classi di grano, il tenero conferma raccolti in calo del 8% nei Paesi principali esportatori che, combinato con il concomitante aumento del 23% nei paesi importatori che si affacciano sul Sud del Mediterraneo (quelli che più ci interessano a livello di mercato europeo e italiano), fa presagire a un minore livello di scambi, ma anche una maggiore richiesta per le classi di grano (tenero e duro) con migliori caratteristiche merceologiche, proteiche e reologiche.

Rilevante, anche se ancora prematuro per sortire effetti significativi, il fatto che i consumi mondiali 2017 eccederanno di 2 milioni/t le produzioni (figura 1). La stabilità è garantita dalle scorte iniziali di campagna che, al giugno 2018, resterebbero a livelli pressoché immutati con un rapporto “stock/utilizzi” oltre il 32%, un livello più che rassicurante e ai massimi degli ultimi anni, che conferma quanto le prospettive di mercato sul breve termine siano “quantitativamente” favorevoli. Per avere conferme sulla qualità, invece, dovremo attendere ancora un 4-6 settimane quando inizierà la raccolta in centro Europa e vedremo pubblicate stime più “certe” per gli areali produttivi del Nordamerica e delle nazioni dell’area del Mar Nero.

Duro, produzioni in sensibile calo

Anche e soprattutto per il duro si evidenzia rispetto al 2016 un sensibile calo delle produzioni nei principali paesi esportatori: meno 25% in Canada, meno 18% in Usa meno e meno 8% in Europa, con il concomitante notevole incremento nei paesi importatori del Sud Mediterraneo: Algeria più 23%, Marocco più 145% e Tunisia più 37%. Come per il tenero la produzione di duro 2017 non dovrebbe (anche se di poco) coprire i consumi, ma, grazie agli stock iniziali record, la disponibilità “quantitativa” non è a rischio con un rapporto stock/utilizzi attorno al 27%, valore già registrato in annate commerciali “depresse” come il 2009 e la campagna appena conclusa (figura 2). Lo scenario dei prossimi mesi è più complesso rispetto alle ultime annate in quanto se da un lato ci si attende un minore livello di scambi, dall’altro è ancora tutta da decifrare la rilevanza degli ingenti stock di riporto in Canada. Se il loro nuovo raccolto sarà qualitativamente perfetto potranno miscelare con facilità quei 2,7 milioni/t che restano nei magazzini dal 2016, con il risultato di un’ampissima disponibilità mondiale con caratteristiche idonee ai mercati europeo e nordafricano… Se al contrario l’evoluzione agro-climatica in Nord America fosse sfavorevole, si creerebbero due distinti mercati: il primo, sempre più depresso, per il duro “generico” e un secondo, con prezzi in rapida ascesa, per il duro di qualità.

Quali i parametri da monitorare? I soliti: peso specifico, vitrosità (soprattutto in prospettiva export sul Nord Africa), proteina e, in generale, “salubrità” della granella.

Focalizzando ora l’attenzione sul contesto europeo, l’aspettativa per i grani teneri era per un pieno ritorno al recente passato ma siccità e basse temperature in primavera inoltrata, a ridosso delle fasi critiche di crescita del grano, imporranno anche per il 2017 una produzione comunitaria di poco superiore ai 140 milioni di tonnellate.

La situazione europea

In aumento le produzioni in Francia (disastrosa nel 2016) e in Germania ma causa problemi in Spagna ed Est Europa, l’incremento dell’Europa rispetto al 2016-17 sarà un modesto 3%, per una contrazione del volume esportabile a 21 milioni/t, di molto inferiore ai 30 del 2014-2015, e stock a giugno 2018 sui 10 milioni/t, gli stessi di inizio campagna (figura 3).

Sul fronte della qualità al momento non si registrano particolari problemi per i teneri.

Sempre in ambito comunitario, ma sul versante del grano duro lo scenario che si sta delineando è per una produzione attorno ai 8,6 milioni/t (meno 1,2 sul 2016) che però viene compensata da stock iniziali ai massimi degli ultimi anni, presenti soprattutto in Italia, e una stima “qualitativa” che, se confermata, compenserebbe le carenze di quanto resta nei magazzini dal 2016, soprattutto a livello di tenore proteico. La bilancia commerciale del duro comunitario torna all’antica “normalità” con consumi ben superiori alla produzione (deficit “strutturale” di almeno 1,5 milioni/t) e minore export su Paesi terzi per un progressivo rientro delle scorte di fine campagna a valori storici attorno al milione di tonnellate (figura 4).

 

Se componiamo quanto è accaduto o potrebbe accadere nelle prossime settimane, il rischio climatico o “weather market”, soprattutto in Nord America (nell’Emisfero Sud tutto è già andato molto bene e se ne riparlerà dalla primavera 2018), era e resta la grande incognita in grado di stravolgere equilibri fino a ieri “certi”.

A oggi le notizie che arrivano da Usa e Canada sono negative sia dal punto di vista della qualità dei “panificabili” (grani “winter”), ormai raccolti, che dei grani di forza “spring”, seminati ma in grave stress idrico. Per contro la situazione europea e italiana è nel complesso rassicurante ma non si potrà dormire sugli allori. È vero che l’Italia è strutturalmente deficitaria di cereali e di grano, ma i mercati non sono a tenuta stagna e se, come è atteso, i prezzi dovessero selettivamente rincarare a seconda della qualità, la domanda attingerebbe nei bacini più a buon mercato tra cui quello Italiano, grano duro “in primis”.

Quotazioni in probabile rialzo

Concludendo con un flash sull’andamento dei prezzi, è evidente che per i teneri (figura 5) la possibile ripresa è attenuata dalla molteplicità di origini (per tipologia e qualità) ma le prospettive restano condizionate dai mercati d’oltreoceano e dal Mar Nero, entrambe molto legati all’andamento e alle quotazioni oggi al rialzo; possibile un ritorno a quotazioni del 2013-14.

Il grano duro è invece più legato a una singola origine opzionale: il Canada, e la partita si giocherà su uno scacchiere più vasto del territorio nazionale Italiano. È vero che il grande importatore “Nord Africa” ha prodotto molto, ma deve pur sempre importare un 2-3 milioni/t di duro di qualità e questo potrebbe, in caso di parziale default canadese, dirigere l’interesse sull’origine europea (Francia e Italia) innescando un effetto domino di rincari. Effetto domino che favorirebbe l’esportazione dall’Italia dei lotti meno attraenti (causa basso tenore proteico e bassa vitrosità), per l’industria pastaia. Un sensibile aumento dei prezzi per i grani medio-alto proteici è scontato, ma per il quadro definitivo di mercato e “spread” di prezzo sarà importante capire che destinazione avrà l’alto riporto 2016 (figura 6).

Se in Italia lo si miscelerà e utilizzerà localmente, la necessità di importare dei nostri operatori sarà meno impellente e temporalmente traslata alla primavera 2018, se per contro esporteremo da subito una parte dell’odierna disponibilità (produzione più scorte), le nostre piazze potrebbero essere condizionate nelle prossime settimane dal trend dei prezzi mondiali oggi in rafforzamento e con alto rischio di ampia volatilità.

Dopo un bienno ove il “banco” del mercato e dei prezzi è stato saldamente nelle mani della domanda, oggi si profila all’orizzonte un cambio del “croupie”: ora è il turno dell’offerta che però dovrà essere sempre più connessa alle esigenze del mercato e concorde sulle strategie e tempistiche (di vendita)… altrimenti la domanda, anche senza il banco, continuerà a dettare le regole del gioco.

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 20/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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