Aiuti ai giovani imprenditori del Sud

“Resto al Sud” prevede contributi a fondo perduto e mutui agevolati per i residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia


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Resto al Sud, così è stato definito il Decreto legge 20 giugno 2017, n. 91 contenente disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno.

Al fine, infatti, di promuovere nuove iniziative imprenditoriali da realizzare nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia da parte di giovani imprenditori è istituita una misura denominata: “Resto al Sud”. 2. La misura è rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni che siano residenti in tali regioni e non risultino già beneficiari, nell’ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell’autoimprenditorialità.

 

Per l’agricoltura

Il provvedimento contiene uno specifico articolato che riguarda esclusivamente il settore agricolo nel quale vengono indicate le misure che si prevedono per realizzare l’obiettivo di indurre i giovani agricoltori a restare al Sud nelle rispettive regioni di attuale residenza.

Al fine di estendere la misura Resto al Sud alle imprese agricole, è stato previsto nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, che ai medesimi soggetti può essere concesso, in alternativa ai mutui agevolati previsti dalla legge 185/2000, un contributo a fondo perduto fino al 35 per cento della spesa ammissibile nonche’ mutui agevolati, a un tasso pari a zero, di importo non superiore al 60 per cento della spesa ammissibile.

Per le agevolazioni in favore delle imprese agricole ubicate nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia sono destinate risorse pari a 5 milioni di euro nel 2017 e a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020.

Per rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito dei giovani, nelle suddette regioni viene poi rispolverata la banca dati delle terre incolte che sono nella disponibilità degli enti pubblici. Il decreto legge indica tre criteri per poter definire e censire un terreno come ritenuto abbandonato o incolto e cioè:

  1. a) i terreni agricoli sui quali non sia stata esercitata l’attività agricola minima da almeno dieci anni, in base ai principi e alle definizioni di cui al regolamento Ue n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 e alle disposizioni nazionali di attuazione;
  2. b) i terreni oggetto di rimboschimento artificiale o in cui sono insediate formazioni arbustive ed arboree, a esclusione di quelli considerati bosco ai sensi delle leggi in materia, nei quali non siano stati attuati interventi di sfollo o diradamento negli ultimi quindici anni;
  3. c) le aree edificate ad uso industriale, artigianale, commerciale, turistico-ricettivo, che risultino in stato di abbandono da almeno quindici anni.

La procedura per attivare questa importante misura non è però di facile e immediata attuazione in quanto si prevedono tre mesi per l’individuazione e classificazione di tali terreni, senza peraltro destinare alcuna risorsa finanziaria a questa complessa e laboriosa attività amministrativa da parte delle pubbliche istituzioni. Successivamente si procederà all’emanazione di appositi bandi per consentire agli interessati la presentazione di una richiesta di concessione novennale e relativo programma progettuale degli interventi. A questo punto per i giovani imprenditori diviene una prova di resistenza affermare «Resto al Sud” per intraprendere una nuova attività agricola!».

 

Arrivano le Zes

Un altro motivo per restare al Sud è costituito dall’istituzione delle Zone economiche speciali, che peraltro non rappresentano certo una novità assoluta, prevista dal Decreto legge per il mezzogiorno.

Nel decreto Legge viene infatti previsto che al fine di favorire la creazione di condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi, che consentano lo sviluppo, in alcune aree del Paese, delle imprese già operanti, nonché’ l’insediamento di nuove imprese in dette aree, siano disciplinate le procedure, le condizioni e le modalità per l’istituzione di una Zona economica speciale, denominata “Zes”.

Per Zes si intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento Ue n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (Ten-T).

Per l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali le aziende già operative e quelle che si insedieranno nella Zes possono beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura incrementale degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa.

Anche in questo caso la misura ha tempi di attuazione lunghi in quanto si prevede che le modalità per l’istituzione di una Zes, la sua durata, i relativi criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni speciali siano definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge. Le proposte di istituzione di una Zes possono essere presentate dalle regioni meno sviluppate e in transizione, così come individuate dalla normativa europea.


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