Agrumi, via libera all’import dagli Stati Uniti

Mentre in California i produttori esultano, in Italia si teme per gli effetti che questo accordo potrà avere sull’agrumicoltura nazionale


agrumi

Via Libera in Europa agli agrumi statunitensi e soprattutto ai pompelmi, la cui esportazione era fino ad oggi condizionata al rispetto di una lunga trafila per evitare che con gli agrumi venisse esportato in Europa il cancro degli agrumi.

Stati Uniti e Unione europea hanno definito e firmato, dopo circa dieci anni di trattative un accordo che ha abrogato le precedenti normative relative ai controlli cui gli agrumi dovevano essere sottoposti per il cancro degli agrumi, semplificando così la procedura d’ingresso sul mercato europeo.

Senza dubbio si tratta di una buona notizia per i produttori di agrumi statunitensi e soprattutto per quelli della California che è lo stato maggiore produttore e maggiore esportatore. La soddisfazione per l’accordo raggiunto non viene neppure malcelato ma viene apertamente manifestato affermando che l’abolizione dei controlli e delle pratiche che dovevano essere adottate prima, consentirà un risparmio di costi nell’ordine di circa 5,6 milioni di dollari e che solo nel prossimo anno si prevede un incremento delle esportazioni verso l’Ue di pompelmi dalla sola California, che sviluppa tale coltivazione su oltre 10mila ettari, del 25% corrispondente a circa 15 milioni di dollari.

Secondo le autorità americane dell’Usda l’Europa ha finalmente riconosciuto che i programmi di difesa di fatto proteggono gli agrumi dal cancro e ciò è stato dimostrato a livello scientifico. Lasciando capire che i dinieghi comunitari applicati fino ad oggi all’import di agrumi dagli Usa era di natura commerciale e quindi politica e prescindevano da effettive considerazioni di carattere tecnico e scientifico.

Da parte italiana non si nascondono invece le preoccupazioni per le maggiori quantità di agrumi e di pompelmi provenienti dagli Usa che si troveranno sul mercato sin dai prossimi mesi e che faranno sicuramente grande concorrenza alle produzioni locali. D’altra parte la produzione italiana si trova ormai priva di qualsiasi tutela visto che l’accordo Ue/Usa costituisce l’ultimo colpo di piccone all’abbattimento delle vecchie misure sostitutive dei dazi e dei contingenti per ridurre la pressione dei prodotti esteri sui nostri mercati.


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