Agricoltura alternativa, rigorosamente scientifica

Parla Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica


Carlo Triarico

«Nel terzo millennio ci tocca ancora difendersi dall’accusa di stregoneria – afferma Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica -. So che la Federazione italiana Scienze della vita e altri hanno diffuso dati falsi sulla biodinamica per fermarne l’insegnamento alle giovani generazioni e fatto ricorso a uno studio la cui autrice, Linda Chalker-Scott, è stata messa sotto inchiesta dalla propria università per incompetenza scientifica. La biodinamica, vorrei invece ricordare, si basa su fondamenti epistemologici rigorosi e i disciplinari definiscono pratiche concrete, affinate in oltre novanta anni e tutte previste dal regolamento europeo sull’agricoltura biologica. La insegnano in tanti paesi tra i più avanzati. Un aneddoto: anche in Egitto la biodinamica è insegnata all’università, quindi è sottoposta alla verifica coranica e li con le pratiche magiche non si scherza. È il turno anche in Italia di rompere col pregiudizio e avere finalmente corsi di laurea in agricoltura biologica e biodinamica».

 

Ottimi risultati qualitativi

In alcuni settori, come la viticoltura, si assiste a una maggiore penetrazione della biodinamica. Come mai secondo lei? Qualcuno, malignamente, dice che dipende dal fatto che si tratta di colture che necessitano di interventi meno incisivi… 

«La biodinamica si diffonde perché dà maggiori risultati qualitativi sul suolo e sul prodotto finale e i mercati la considerano un’eccellenza. Gli inesperti ipotizzano che fare agricoltura biologica e biodinamica significhi impegnarsi di meno. Al contrario, rinunciare all’uso di sostanze e pratiche dell’agricoltura industriale richiede maggiore competenza agronomica e rigorosa organizzazione aziendale. Ancor più nel caso della biodinamica, più restrittiva in oltre 70 punti rispetto ai parametri di legge minimi del biologico».

I riconoscimenti ufficiali

Si stanno facendo studi e sperimentazione per avvalorare l’efficacia del metodo, a prescindere dalla filosofia steineriana su cui il metodo si basa?

«Rudolf Steiner era un chimico, aveva doppia laurea, dottorato di ricerca e incarichi accademici di prestigio.

 

 

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