Aeroessiccazione, e cresce la qualità dei foraggi

Una tecnica di fienagione in due tempi, sperimentata dal Crpa, per ridurre i costi di alimentazione. Ecco le esperienze di tre aziende


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La fienagione in due tempi, che prevede di appassire il foraggio in campo e raccoglierlo a umidità elevata per essiccarlo poi all’interno del fienile, rappresenta una soluzione in grado di offrire foraggi di maggiore qualità rispetto alla fienagione tradizionale, nonché di garantire una maggiore elasticità nella gestione del prato. Questa tecnica, sperimentata dal Crpa di Reggio Emilia presso tre aziende del comprensorio del Parmigiano Reggiano, riduce le perdite per espirazione, blocca le fermentazioni e limita lo sviluppo di muffe, ma richiede un’elevata capacità imprenditoriale e tecnica, portando anche a una variabilità dei costi di gestione. Le tecniche principali di fienagione in due tempi sono due: la prima prevede di raccogliere il foraggio sfuso a umidità inferiore al 60% usando un carro autocaricante o ricorrendo a sistemi a griffe; lo scarico del foraggio può venire fatto manualmente, con tagliafieno elettrico o in blocchi. Questo sistema permette di accelerare la velocità di caricamento, scaricare il foraggio con gli stessi mezzi con cui si è caricato e ridurre i consumi energetici. Il foraggio verrà poi posto in celle, per essere essiccato artificialmente per mezzo di correnti d’aria generate da ventilatori. La seconda possibilità sta nell’essiccare direttamente le rotoballe: ciò permette d’impiegare le tradizionali macchine da fienagione, ma la qualità del fieno è inferiore a quella del foraggio sfuso, poiché il fieno va raccolto più secco (circa al 30-35% di umidità). Per l’essiccazione della rotoballa vengono impiegate delle piastre modulari, ma esiste anche la possibilità delle piastre a flussi contrapposti, per essiccare contemporaneamente due rotoballe sovrapposte. Alcune aziende si sono già orientate sulla fienagione in due tempi, come quella di Marcello Chiesi, che sull’Appennino reggiano ha un impianto per il foraggio sfuso con due celle di stoccaggio da 80 tonnellate l’una, o come la Cooperativa agricola Santa Lucia di Casina (Re), che si è dotata di un impianto che può gestire sia il foraggio sfuso che le rotoballe. Ma c’è anche chi ha puntato solo sull’essicazione delle rotoballe come la Cila di Novellara (Re), che possiede un impianto di essiccazione su platea con una capacità di 90 rotoballe a ciclo di 40 tonnellate sempre a ciclo.

Leggi l’articolo completo su Informatore Zootecnico n. 7/2017

 


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