Acqua e innovazione per la green economy

Anbi in prima linea nella sfida globale al cambiamento climatico. Un incontro a Firenze per consolidare la cultura della risorsa idrica


acqua

«Consolidare una cultura diffusa sul tema acqua che, seppure presente nella coscienza dei singoli, non riesce a essere protagonista nelle politiche di sviluppo del Paese. Un’inderogabile necessità che si colloca opportunamente proprio in questo momento che vede l’avvio delle attività di programmazione dello Sviluppo rurale 2014-2020».

È stata questa la leva che ha spinto l’Anbi (Associazione nazionale consorzi di tutela gestione territorio e acque irrigue) a organizzare, con il contributo della Commissione europea, la conferenza nazionale “Acqua, motore della green economy” che si è tenuta recentemente a Firenze nella splendida cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. E questo prorpio nel 2016, l’anno che celebra il 50° anniversario dell’alluvione di Firenze, un disastro che, molto prabilmente, grazie a una maggior cura del territorio, poteva essere evitato.

I Consorzi di bonifica, come ha ricordato, il presidente dell’Anbi Franceco Vincenzi, rappresentano non solo una struttura per la gestione dell’acqua ma anche il riferimento per la diffusione dell’innovazione sul territorio. «A partire da Irriframe, un software destinato agli agricoltori, che nel solo primo anno di utilizzo ha permesso di risparmiare 500 milioni di m3 d’acqua, per arrivare al piano di disinquinamento del bacino scolante della laguna di Venezia, grazie a tecniche come la fitodepurazione – ha detto Vincenzi –, l’Anbi in questi anni si è distinta per la sua attività agro-ambientale. Per non parlare delle tecniche di cattura delle acque per il rimpinguamento, con diversi milioni di metri cubi all’anno, delle falde sotterrane che rappresentano una riserva importante per l’agricoltura».

«Il nostro Paese – ha detto Salvatore Giacchetti, presidente aggiunto onorario del Consiglio di Stato – sembrerebbe andare verso un’era di tropicalizzazione, con la riduzione o addirittura la scomparsa dei ghiacciai e una disponibilità idrica sempre più scarsa e discontinua, con evidenti ricadute sulla qualità della vita e dell’economia. Ma questo non ci deve trovare impreparati».

Si spera di poter fronteggiare questa situazione grazie anche al “Collegato ambientale” che racchiude le nuove norme a favore della green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo delle risorse naturali. È quanto previsto dalla legge 28 dicembre 2015, n. 221, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 18 gennaio 2016, n. 13. Si tratta di un pacchetto di misure che dovrebbero incidere su vari aspetti della normativa ambientale e dell’economia verde. «Nell’ambito di tutto il complesso di norme del “Collegato ambientale” – ha ricordato Giulio Tuffarelli, agronomo dell’Anbi – alcune risultano di specifico interesse dei consorzi di Bonifica che, attraverso un rappresentante dell’Anbi, hanno aquisito potere consuolrivo per i problemi legati alla difesa del suolo e alla gestione dell’acqua irrigua in sede di Commissioni parlamentari».

Se manca l’acqua, come ha detto Massimo Gargano, direttore generali Anbi, manca il cibo, manca ilturismo e mancano quei valori economici, occupazioni e reddituali in grado di spingere il Paese alla ripresa. «Nella sfida globale del contrasto ai cambiamenti climatici – ha precisato Gargano nell’incontro di Firenze – il cibo e l’agricoltura così come i valori dei territori italiani devono tornare in fretta ad essere leva competitiva che trova nella sua originalità la forza di manifestarsi con successo. E l’acqua, che di questi valori è l’elemento decisivo per potersi manifestare, dovrà finalmente trovarsi al centro di scelte di futuro e di qualità della vita».

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 10/2016 L’Edicola di Terra e Vita

 


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